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Il business della bellezza e la crescita della chirurgia plastica

Il business che può vantare una delle migliori prestazioni nell’ultimo decennio è quello della bellezza e in particolare il settore della chirurgia plastica e medicina estetica.

Sono infatti sempre di più gli italiani che si sottopongono a “ritocchini” per migliorare il proprio aspetto fisico, sentirsi meglio con sé stessi o eliminare i tessuti adiposi prima dell’arrivo dell’estate in modo da essere pronti per la prova costume.

Forte aumento delle prenotazioni

I dati riportati da dottori.it fanno notare come già nel 2019 le prenotazioni per interventi di chirurgia plastica fossero salite del 26% e, dopo un leggero rallentamento dovuto alla pandemia, abbiano ripreso ad accelerare nel 2021 crescendo addirittura del 67% rispetto al 2019 e del 130% in confronto al 2020. Questi dati si riferiscono solamente alle cliniche italiane e non tengono conto dei tanti connazionali che decidono di recarsi all’estero per inseguire prezzi migliori.

Ad aiutare la crescita delle prenotazioni è anche la maggiore sicurezza degli interventi grazie all’innovazione tecnologica degli ultimi anni, come ad esempio quella delle protesi di https://motiva.health/it/ che riescono a regalare seni più naturali con operazioni molto meno invasive.

I trattamenti più popolari

Sfogliando il rapporto di dottori.it si può scoprire quali sono stati i trattamenti più popolari tra gli italiani. Al primo posto troviamo la mastoplastica additiva, poi la liposuzione alle gambe con una crescita del 31%, ritocco amato dalle donne italiane, seguito dalla mastoplastica riduttiva al +29%.

A completare il podio è la liposuzione alla pancia con un aumento del 26%. Da notare anche la popolarità dell’addominoplastica, +16%.

Simili numeri anche per gli interventi legati alla chirurgia estetica del viso: i due più richiesti sono stati l’oculoplastica, +33%, e la blefaroplastica con plexer, +32% (lifting effettuato senza utilizzo di bisturi).

Oggi, inoltre, i trattamenti vengono spesso affiancati a sessioni di supporto psicologico per aiutare i pazienti a superare l’impatto del proprio cambiamento di aspetto che, nonostante sia positivo, può spesso risultare complicato da attraversare sia per i pazienti che per i loro familiari, come spiegato anche negli articoli di https://motiva.health/it/.

Tante nuove cliniche in Italia

A confermare il successo del business della bellezza in Italia è il fatto che l’Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino (in breve A.I.T.E.B) abbia superato i 300 iscritti. Questo dato mostra come siano sempre di più i chirurghi e gli operatori sanitari che scelgono di dedicare la propria carriera al mondo della chirurgia estetica e del benessere.

La pandemia inoltre ha spinto gli italiani a scegliere interventi al botulino mirati alla parte superiore del viso, quella appunto non coperta dalla mascherina, mentre adesso, con il cambio delle regole sanitarie, si sta ritornando ad avere una forte richiesta per rinvigorimento delle labbra, correzione del naso e ritocchi alle guance.

La possibilità di lavorare in smart working ha aiutato gli indecisi a lasciarsi andare e completare piccole operazioni poiché si è avuta la fortuna di poter evitare amici e colleghi, eliminando così le paure dei più timidi e di chi temeva gli sguardi indagatori dei conoscenti.

La crisi e l’educazione finanziaria

Prendendo in esame diversi indicatori di fragilità finanziaria, il Comitato per la Programmazione e il Coordinamento delle Attività di Educazione Finanziaria ha messo in luce un dato molto preoccupante: 2 famiglie italiane su 10 non hanno risorse economiche sufficienti per fronteggiare un mese senza reddito, mentre oltre il 36,6% degli italiani arriva a più di due mesi.

A un’ulteriore analisi di questi numeri, si scopre quanto sia importante il livello d’istruzione: tra coloro in grado di affrontare sino a sei mesi senza reddito, il 39,1% è laureato.

Competenze finanziare per aumentare la qualità della vita

Educare in materia finanziaria significa fornire gli strumenti assicurativi e previdenziali per migliorare la qualità della vita dell’individuo e, conseguentemente, della sua eventuale famiglia. In un periodo di grave recessione come quello di oggi, terribilmente colpito dalla pandemia, padroneggiare le soluzioni più immediate per fronteggiare la crisi e l’incertezza economica diventa una questione legata alla sopravvivenza.

I dati presi in oggetto mettono chiaramente in risalto i benefici di una migliore educazione finanziaria: consumatori consapevoli di fronte al pericolo rendono il Paese più resistente, maggiormente in grado di assorbire crisi future.

Che cos’è l’educazione finanziaria

L’educazione finanziaria è un processo che consente di comprendere i prodotti finanziari: mediante un’esauriente sistema informativo, ciascuna parte coinvolta, dai consumatori agli investitori, sviluppa le conoscenze adeguate per comprendere i vantaggi e i pericoli di fare scelte informate.

I numeri in Italia

Se si guardano i numeri, gli italiani non brillano per quanto concerne le loro conoscenze di educazione finanziaria: il 30% delle persone è in possesso di un buon livello di alfabetizzazione finanziaria. Sempre i numeri ci svelano quanto sia precaria la situazione anche a livello scolastico: i giovani italiani capaci di risolvere i compiti più difficili sono meno della metà della media.

La consapevolezza economica

La consapevolezza economica è uno strumento fondamentale non solo per il singolo individuo, ma per la società: persone che sono in grado di reagire efficacemente a situazioni inaspettate come la riduzione o la perdita del reddito, permettono al Paese intero di respirare, resistere e migliorare, soprattutto in un periodo di forte crisi come quello che stiamo vivendo per via della pandemia da Covid-19.

Ancora numeri

Basta tornare ai numeri per rendersi conto di quanto sia importante avere consapevolezza delle opportunità e dei rischi correlati al mondo finanziario: i risparmiatori in possesso di una buona alfabetizzazione finanziaria fanno registrare rendimenti annuali dello 0,5% superiori alla media; questo perché, grazie alle informazioni a loro disposizione, controllano meglio le loro possibilità di spesa, evitano articoli costosi e complessi e si tutelano dalla precarietà lavorativa futura mostrando più attitudine alla progettualità economica.

Il business in un mondo globalizzato

Rispetto a pochi decenni addietro, oggi le grandi aziende si trovano a operare in un mondo interconnesso che è sempre più piccolo e globalizzato; per adeguare la propria formazione, i loro manager devono sapersi districare tra le varie culture che compongono il puzzle, affrontando dei percorsi di internazionalizzazione e di business etiquette.

Finora abbiamo parlato di regole e galateo in astratto, ma vediamo concretamente cosa può accadere trovandosi di fronte a persone provenienti da altre culture.

Gli esempi più eclatanti

In Asia la business card riveste un ruolo cruciale, pertanto, al momento della sua consegna, non bisogna riporla immediatamente in tasca come siamo soliti fare, anzi occorre osservarla e pronunciare il nome che vi è scritto sopra. Sempre in Asia, ma anche in Sud America, gli uomini d’affari sono abituati a sviluppare una conoscenza reciproca molto più degli anglosassoni, con i quali si può tranquillamente parlare di business durante i brunch di lavoro.

E ancora, per gli americani degli Stati Uniti è valida la massima “il tempo è denaro”, mentre per i cinesi le negoziazioni durano generalmente molto perché il tempo serve a informarsi sull’interlocutore.

Quando la formazione può fare la differenza

Chi vuole avere successo nel mondo del lavoro del XXI secolo deve saper bilanciare sapientemente le proprie abilità in rapporto alle diverse situazioni lavorative in cui si trova: l’insieme di regole che suggeriscono quali comportamenti adottare nei singoli contesti di lavoro è chiamata business etiquette.

Il galateo degli affari

Dobbiamo pensare alla business etiquette come se fosse il galateo degli affari: spesso l’affermazione di un modello di business passa per la corretta applicazione delle sue regole; sbagliare l’etichetta significa dare un’impressione sbagliata delle proprie capacità, compromettendo il buon esisto di un colloquio o di una trattativa.

La business etiquette è ancora più importante per chi lavora all’estero e deve relazionarsi con persone appartenenti ad un’altra cultura: in questi casi, il diverso modo di pensare e comportarsi può creare imbarazzi e incomprensioni.

Non esiste una supremazia culturale

Sebbene sia sempre esistita, nei decenni scorsi la business etiquette non era al centro dell’attenzione perché, genericamente parlando, la cultura occidentale poteva godere di una supremazia culturale nel mondo degli affari. Fortunatamente, oggi le cose stanno diversamente, pertanto seguire le regole dell’etichetta permette di stringere legami di lavoro, avviare progetti e collaborazioni in modo efficiente e nel rispetto di ciascuna parte coinvolta.

I limiti strutturali dello studio in rete

Non è necessario demonizzare gli strumenti virtuali per accorgersi che la formazione online presenta diversi limiti, pur tuttavia ricordando che praticamente ogni aspetto delle nostre vite ha il rovescio della medaglia. Cerchiamo di analizzare meglio la situazione per capire cosa non va e dove si può intervenire per migliorare le cose.

I rischi per gli insegnanti

In prima analisi, dobbiamo prendere in esame la forza del mercato: la domanda di formazione specializzata è così ampia e in crescita che stiamo già assistendo a una saturazione. Se ciò da un lato può sembrare un bene, perché il docente che vuole restare al vertice deve necessariamente spendersi per migliorare i propri contenuti, dall’altro si corre il pericolo di badare più al lato estetico e pubblicitario dell’insegnamento (un marketing persuasivo che mira ai numeri piuttosto che alla qualità).

Milioni di potenziali apprendenti possono accedere ad altrettanti milioni di corsi senza doversi più preoccupare delle barriere spazio-temporali. Ma come faranno a districarsi in quella che sembra ormai diventata una vera e propria giungla virtuale?

Online sì, online no

Vediamo ora quella che di fatto si rivela essere la maggiore debolezza della formazione online e che ha molta importanza per chi vuole imparare e specializzarsi in un determinato ambito. Escludendo quelle poche piattaforme che offrono insegnanti ufficialmente qualificati, non è infatti chiaro quanta differenza faccia il resto dei corsi dal punto di vista curricolare in assenza di un riconoscimento autorevole.

In definitiva, questo settore non è ancora stato regolamentato secondo determinati standard, creando non poca confusione; eppure, data la crescente popolarità, non c’è motivo per non pensare che presto verrà implementato, diventando forse l’unico riferimento per la formazione specializzata in tutto il mondo.

La formazione virtuale

Sinora abbiamo parlato della scuola dell’obbligo e dell’università pubblica (visto che quella privata segue un percorso indipendente e meno sotto i riflettori). Diversa è la storia se rivolgiamo il nostro sguardo alla formazione professionale online. Il settore dell’istruzione specializzata è infatti sempre più vivo e richiesto.

Persone sempre più specializzate

Tra i motivi che spingono le persone a specializzarsi in capacità avanzate che li possano distinguere durante i colloqui di assunzione, rientrano l’estrema competitività nel mondo del lavoro e una generale mancanza di occupazione stabile e ben retribuita. Ciò spiega il proliferare di corsi di ogni tipo e in ogni ambito.

Proprio per venire incontro a tante esigenze diverse, anche pratiche, molti di questi corsi si svolgono ormai interamente in rete approfittando degli strumenti avanzati di cui ormai siamo padroni: audio, video, presentazioni in PowerPoint vengono messi a disposizione dei corsisti tramite piattaforme digitali specializzate.

Il modello Udemy

Tra queste piattaforme online, Udemy occupa un ruolo di spicco. Se limitiamo la nostra analisi ai numeri, questi sono impressionanti: circa 50.000 insegnanti e oltre 40 milioni di iscritti per un’offerta che conta 130.000 attività formative in più di 60 lingue; non ci stupisce sapere che Udemy è oggi considerato il marketplace di riferimento nel settore dell’istruzione online.

Non è tutto oro quel che luccica: i criteri di iscrizione per i docenti non sono molto chiari, soprattutto poiché non è necessario possedere dei titoli di studio per procedere all’insegnamento. È sufficiente iscriversi, seguire una guida per registrare i propri corsi in video e allegare eventuali esercizi o dispense.

Il modello Masterclass

Quello che fa Udemy è proporsi come piattaforma di distribuzione su commissione: altri competitor sono invece più direttamente interessati a mediare tra docenti e studenti. Vediamone alcuni esempi.

A dispetto dei pochi corsi offerti, Masterclass punta tutto sulla qualità della formazione, con professori di eccellenza nei diversi settori: Howard Schultz, l’ex CEO di Starbucks, insegna nel ramo business, il pluripremiato regista Martin Scorsese per quanto riguarda il cinema e Annie Leibovitz per la fotografia.

Masterclass suddivide i video in quattro grandi categorie: business, creatività, tecnologia e lifestyle; ciascuna di esse si suddivide ulteriormente in altri rami. Ogni corso ha un costo di 90 dollari; in alternativa è possibile abbonarsi annualmente per 180 dollari.

Studiare online oggi è sempre più facile

Quando internet ha cominciato a diventare uno strumento di uso quotidiano, intorno ai primi anni 2000, qualcuno più lungimirante ne ha intravisto tutto il potenziale, fantasticando su scuole e università totalmente online. Certo all’epoca poteva sembrare implausibile, eppure oggi ci ritroviamo in un mondo in cui studiare in rete è molto più semplice e non ci provoca alcuno stupore.

Studiare in rete

Attualmente, anche a causa della pandemia da Covid-19, che ha spinto i governi di molte nazioni a implementare le piattaforme online, l’esperienza di studio in rete è mista: da un lato la classica esperienza fisica a cui tutti siamo stati abituati (lezioni ed esami in presenza), dall’altro la novità dell’esperienza virtuale (lezioni ed esami in modalità digitale). Come si vede, non è stata avviata una conversione completa per trasformare scuole e università pubbliche in sistemi online al 100%.

Reale VS virtuale

Se escludiamo l’aspetto economico, uno dei motivi alla base di questa mancata trasformazione riguarda la centralità della presenza fisica: studiare esclusivamente in rete, infatti, ha degli effetti negativi sulle relazioni sociali che gli studenti normalmente sperimentano in presenza e grazie a cui formano la propria individualità all’interno della società. Non è possibile ricreare virtualmente delle situazioni che si verificano solo dal vivo: dalle attività di gruppo alla creazione di legami e amicizie, dal doversi confrontare con i professori al relazionarsi con l’autorità di classe.

E tuttavia, anche lo studio online presenta diversi vantaggi per gli studenti: innanzitutto non c’è bisogno di spostarsi, quindi meno stress e più comodità per gli alunni, minori costi da sostenere per i genitori; e poi la gestione del proprio tempo in modo molto più flessibile, la libertà di vestirsi come si vuole, meno attenzione alla condotta di classe (visto che, di fatto, la classe non è più una vera entità).